Contro la violenza alle donne

Credo che la violenza sulle donne sia un'emergenza soprattutto nel modo in cui ci viene raccontata e ritengo che sia urgente fermarsi a riflettere sul senso di ridondanza e di saturazione che spesso ci capita di provare quando sentiamo parlare del problema di genere. Non sono qui per etichettare questa sensazione come indifferenza e non sono qui per colpevolizzarla, ma vorrei trattarla come sintomo di qualcosa di più profondo, in quanto credo che demonizzare gli effetti di un problema sia un modo fin troppo comodo per non risolverlo.

Questo senso di rifiuto che proviamo quando pensiamo che “non si parla d'altro”, a mio avviso, non è dovuto a quanto parliamo del problema, ma a come lo facciamo. Troppe volte la violenza di genere viene trattata e usata come un tema obbligato da affrontare, una casella da spuntare per pulirci la coscienza e, se penso al mezzo di diffusione che per eccellenza si dimostra fazioso nei confronti del problema, mi vengono in mente i giornali e i telegiornali. Abbiamo dovuto assistere a una narrazione della violenza sensazionalistica e scandalistica, che, pur di fare ascolti, ne esalta gli aspetti più macabri e ne distorce la natura. Oggi i media arrivano a trattare anche i casi di femminicidio come notizie di intrattenimento, come fiction, allontanandoli sempre di più dal nucleo del problema e rendendo, pertanto, impossibile empatizzare e, quindi, comprendere, nel senso più autentico del termine, le vicende. Ciò non solo attenua la nostra percezione di una situazione emergenziale, ma è particolarmente rischioso in quanto, quando si trasforma il femminicidio una notizia di intrattenimento, lo si isola dal proprio contesto culturale e si rinuncia così a ricercare un rapporto di causa-effetto all'interno della vicenda stessa. Si ricade allora nella classica spiegazione che parla di un momento di pazzia dell’uomo e che colpevolizza la donna come vittima: sono, a mio avviso, risposte fin troppo comode che riflettono in modo piuttosto fedele il contesto patriarcale in cui affondano le loro origini.

Credo, tuttavia, che l'anestetizzazione al problema non avvenga solo a causa di una diffusione mediatica strumentale, ma anche a causa di una protesta e di una propaganda comode dall'altro lato. Quando parlo di protesta comoda, mi riferisco a quelle manifestazioni che, invece di analizzare il problema nella sua complessità, identificano un genere come nemico collettivo e trasforma la lotta contro il patriarcato nella lotta contro l'uomo, dimenticandosi quanto il patriarcato sia trasversale nella nostra società e finendo per trattare l'uomo violento come scarto di una società di cui è, in realtà, il risultato. Definisco questa forma di protesta “comoda” in quanto rifiuta la responsabilità collettiva che abbiamo tutti in quanto membri di un sistema patriarcale, e dannosa in quanto il suo essere eccessivamente dicotomica sfocia in una percezione da parte dell'uomo di essere colpevolizzato per gesti estremi che, il più delle volte, non ha compiuto, causando il rifiuto di una propaganda poco autentica. Una categorizzazione eccessiva, infatti, fa sì che l'uomo si senta estraneo alle dinamiche di violenza di genere per il semplice fatto di non esserne responsabile e, soprattutto, di non essere artefice della loro forma più estrema. L’approccio maschile, tuttavia, può essere risolutivo – e la sua efficacia è fondamentale per l'eliminazione della violenza – solamente se l'uomo si rende conto di essere parte di una comunità opprimente e che lo ha privilegiato anche senza la sua volontà, e riconosce la propria partecipazione al problema, identificandola e cogliendone le sfumature.

 Ciò non può accadere se perpetuiamo una propaganda polarizzante senza offrire modelli maschili alternativi a quello patriarcale. Noi oggi siamo e dobbiamo essere qui a urlare degli slogan, consapevoli che servono ad attirare l'attenzione ma che non devono portare ad una visione semplicistica e riduttiva del problema. Non c'è nulla di più grave di un'emergenza se non renderla invisibile ai nostri occhi.

Ludovica Peressotti 4G